CLASSIFICA 2026
Prima Classificata: Il nostro mediterraneo - Stefania Raschillà
Inni di vita intona, non di pianto,
Lascia che avanzi sicuro chi s’inoltra
Nelle tue acque e t’affida la speranza.
Onde quiete conducano leggere
Sano e salvo verso l’altra sponda
Tra le tempeste chi riparo chiede,
Rapido fa’ che approdi sulla terra
Ove per lui può schiudersi la vita.
Mare, che l’occhio sazi d’infinito
E l’anima, tu fai, fratello Mare
Distanti e prossimi popoli e nazioni.
Io t’appartengo, come
Tu appartieni a me
E m’aliti nel cuore e nelle viscere
Ramingo ospite della mia inquietudine,
Reliquia sacra d’antichi splendori.
Amo in te luce e vento, che le onde
Nell’alto solleva in bianca spuma
E impetuoso le frange sullo scoglio.
Odore s’effonde di salmastro.
Seconda classificata: Nell’oscurità, sii faro: forza in fralezza - Stefania Andreocci
Colmavo vuoti radunando i ricordi,
ma fui travolto dagli ombrosi flutti
e perso, in balia di convulso mare,
annaspavo nell’esistenza buia:
ero barca ch’affonda. Poi il monito…
<<Nel buio, tu sei immobile faro,
ch’ancora radici su salda roccia,
non cede alla furia di tempesta,
a fauci d’onde, a schiaffi di vento:
dolore ch’attraversa, non sradica.
Nel buio, tu sei luminoso faro,
che non tenta di rabbonire il gorgo,
bensì squarcia il drappo della notte
e, con fierezza, affronta la burrasca:
la lama di luce è forza in fralezza.
Nel buio, tu sei ciclopico faro,
ch’orienta quell’infocata pupilla,
scortando a riva i naufraghi pensieri,
dirigendo rotte tra nebbie e abissi:
qual sentinella, sei guida e salvezza.
Dacché il mare pur abbraccia tempesta,
non puoi dissolvere cupo fortunale,
né consentire che natante affondi:
ancorché corroso, sei faro che riluce
e in quel raggio l’indomito cor alberga.>>
Terza Classificata : Un patto di speranza - Roberto Croce
Riluce scintillante di cielo
questo pèlago
che s’imbeve dei ricordi
e dei sogni
celati fra le stelle.
Sciabordano le onde
come i giorni
che s’inseguono vibranti
nell’eterna tenzone
fra la giovane energia
e la ponderata saggezza
che lascia un segno sulla pelle,
s’adagiano sul letto di rena
come stanche membra
che in cerca di ristoro
disvelino il tempo andato
come fa il vento
quando cala sulla scena.
Il mio guardo si posa
sulle creste d’argento
appena nate
che già paiono chiome incanutite.
È la vita che si ripresenta
incessante sotto questo sole,
dove ogni goccia
dal sapore di sale
è un patto di speranza,
un impegno d’amore,
eterno come il mare.
Quarta classificata: Nel silenzio della casa dormiente - Patrizia Palombi
Nel
silenzio profondo della casa dormiente,
sento il respiro del
mare oltre le persiane,
eco lontana di risate antiche, di passi
sulla sabbia.
Filtrano i sogni leggeri tra le crepe dei muri
bianchi.
Le
lenzuola mi avvolgono come nebbia sottile
in questo letto che un
tempo fu il nostro rifugio,
mentre la notte ascolta e respira
lenta,
portando con sé il tuo nome sussurrato.
Dalla
finestra spalancata sul golfo d'argento,
un lume si accende,
incerto, su un colle lontano,
promessa di un mattino che torna a
vestire la riva.
Il tempo si allunga, diventa onda che cerca la
foce.
Ma
non scava più il vuoto nel mio petto ferito:
questa è la casa
dell'amore, l'approdo della speranza.
Ogni stanza custodisce
l'infanzia e i giorni felici,
il calore di una famiglia che il
mare protegge.
Tu che eri carne e respiro tra le mie braccia,
ora sei brezza
leggera che accarezza la spiaggia,
sei l'ombra lucente che
l'alba non cancella,
la voce ritrovata nell'incanto della
memoria.
Non
è assenza che punge, ma presenza che scalda:
ti stringo ancora
nel battito calmo del mare,
perché in questa casa, custode di
sogni e d'attese,
l'amore resta radice, e la speranza si fa
domani.
Quinta classificata: Il Pino e la Marea: Alfredo Cugini
Il Mare!
Non
ala d’uccello, né soffio di vento,
né l’esile volo di un
insetto vagante:
una mano mi calò nel fango profondo.
La
mano operosa e sapiente dell’Uomo,
che impose il mio destino a
questa terra,
per sempre prigioniero di un confine.
Non ho mai visto il Mare!
Eppure mi giunge il
respiro della brezza:
il pianto salmastro che il libeccio
dispiega,
il cupo rimbombo dell’onda del maestrale,
quando
il tempo minaccia la palude.
Non ho
mai visto il mare!
Ma ne bevo la tenue, remota risacca,
che
esala profumi e memorie di sale;
ne ascolto il canto solenne e
cadenzato,
che culla, nel grembo della notte,
il sonno
eterno dei beati.
Ed
ora, quella stessa mano
che un giorno mi donò la terra e il
luogo,
ha reciso d’un tratto il mio cammino.
E dal cielo,
simile a una carezza,
vedo finalmente il Mare.