CLASSIFICA 2026 IV classificata
IV Classificata
Nel silenzio della casa dormiente - Patrizia Palombi
Nel silenzio profondo della casa dormiente,
sento il respiro del mare oltre le persiane,
eco lontana di risate antiche, di passi sulla sabbia.
Filtrano i sogni leggeri tra le crepe dei muri bianchi.
Le lenzuola mi avvolgono come nebbia sottile
in questo letto che un tempo fu il nostro rifugio,
mentre la notte ascolta e respira lenta,
portando con sé il tuo nome sussurrato.
Dalla finestra spalancata sul golfo d’argento,
un lume si accende, incerto, su un colle lontano,
promessa di un mattino che torna a vestire la riva.
Il tempo si allunga, diventa onda che cerca la foce.
Ma non scava più il vuoto nel mio petto ferito:
questa è la casa dell’amore, l’approdo della speranza.
Ogni stanza custodisce l’infanzia e i giorni felici,
il calore di una famiglia che il mare protegge.
Tu che eri carne e respiro tra le mie braccia,
ora sei brezza leggera che accarezza la spiaggia,
sei l’ombra lucente che l’alba non cancella,
la voce ritrovata nell’incanto della memoria.
Non è assenza che punge, ma presenza che scalda:
ti stringo ancora nel battito calmo del mare,
perché in questa casa, custode di sogni e d’attese;
amore resta radice, e la speranza si fa domani.
IV CLASSIFICATA: Nel silenzio della casa dormiente La Poesia "Nel silenzio della casa dormiente" trasforma magistralmente l'assenza della persona amata in una presenza interiorizzata e consolatoria, fondendo lo spazio domestico e affettivo con il respiro del paesaggio costiero. Metro e ritmo si fondono in versi lunghi e distesi, dall'andamento spiccatamente sognante. Eccellente è l'uso della sinestesia "sento il respiro del mare" e di audaci ossimori, "ombra lucente", che sublimano il dolore in promessa di speranza. La musicalità, lenta e sospesa come una marea notturna, accarezza i temi del ricordo e delle radici familiari. L’elegia del nido domestico e il dialogo intimo con chi non c'è più richiamano vibranti echi della poetica di Giovanni Pascoli, che ne La voce inclusa nella raccolta “I Canti di Castelvecchio” scriveva: «C'è una voce nella mia vita...»: è il toccante monologo interiore tra Pascoli e la madre morta che lo rassicura chiamandolo con il suo nome d'infanzia romagnolo, Zvanî.
La poesia racchiude un commovente slancio di amore puro che non conosce il verbo "finire".