CLASSIFICA 2026 - V Classificata

IL PINO E LA MAREA - Alfredo Cugini  ex aequo 

Il Mare!
Non ala d’uccello, né soffio di vento,
né l’esile volo di un insetto vagante:
una mano mi calò nel fango profondo.
La mano operosa e sapiente dell’Uomo,
che impose il mio destino a questa terra,
per sempre prigioniero di un confine.
Non ho mai visto il Mare!
Eppure mi giunge il respiro della brezza:
il pianto salmastro che il libeccio dispiega,
il cupo rimbombo dell’onda del maestrale,
quando il tempo minaccia la palude.
Non ho mai visto il mare!
Ma ne bevo la tenue, remota risacca,
che esala profumi e memorie di sale;
ne ascolto il canto solenne e cadenzato,
che culla, nel grembo della notte,
il sonno eterno dei beati.
Ed ora, quella stessa mano
che un giorno mi donò la terra e il luogo,
ha reciso d’un tratto il mio cammino.
E dal cielo, simile a una carezza,
vedo finalmente il Mare.

Motivazione critica

L'opera "IL PINO E LA MAREA" incanta per la commovente personificazione di un albero “intrappolato” ai confini della palude, la cui tensione nostalgica verso un mare mai visto trova compimento solo nell'istante del suo tragico abbattimento. Il ritmo si affida con efficacia teatrale alla ripetizione anaforica "Non ho mai visto il Mare!", conferendo drammaticità e solennità ai versi. Il poeta fa un uso sapiente delle metafore "pianto salmastro" e costruisce una musicalità evocativa attraverso allitterazioni di liquide e sibilanti, che riproducono il respiro di una remota risacca. La profonda compenetrazione sensoriale tra il mondo vegetale, il vento e la vastità delle acque trova un confronto ideale nel panismo di Gabriele D'Annunzio, riecheggiando l'incipit de La pioggia nel pineto: «Piove su i pini / scagliosi ed irti» e ancora «d’arborea vita viventi».
Qui l'emozione trabocca nell'attesa vibrante di un sogno impossibile da toccare. Il suo segreto più intenso e doloroso è che, a volte, persino nell'inevitabile caduta e nella morte, riusciamo a trovare il senso del nostro viaggio.

Segnalazione di merito quale V classificata ex aequo

PRESENZE - Simona Giovannini

Orme sulla sabbia
impronte piccole, grandi, diverse
il passaggio di tanti.
Uomini, donne, vecchi e bambini
orme di cane e di gabbiamo
sovrapposte o congiunte.

Testimoni di vita che incidono la sabbia
con le loro speranze, passioni,
gioie e dolori, credendosi immortali.

Ecco un colpo di vento, un’onda
e tutto viene cancellato,
in attesa di altre impronte.

Motivazione critica
Le presenze sono al contempo assenze, orme di passaggi sull'arenile, segni di un passato che non è più, spazzati via dall'onda, in attesa di nuove forme di vita, in un "eterno ritorno". La lirica apparentemente semplice è piuttosto "elementare", nel senso più nobile della stesura chiara degli elementi che colgono l'aspetto marino del "divenire", della mutevolezza. (A.G. Graziano)

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