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CLASSIFICA 2026 - V Classificata

IL PINO E LA MAREA - Alfredo Cugini  ex aequo  Il Mare! Non ala d’uccello, né soffio di vento, né l’esile volo di un insetto vagante: una mano mi calò nel fango profondo. La mano operosa e sapiente dell’Uomo, che impose il mio destino a questa terra, per sempre prigioniero di un confine. Non ho mai visto il Mare! Eppure mi giunge il respiro della brezza: il pianto salmastro che il libeccio dispiega, il cupo rimbombo dell’onda del maestrale, quando il tempo minaccia la palude. Non ho mai visto il mare! Ma ne bevo la tenue, remota risacca, che esala profumi e memorie di sale; ne ascolto il canto solenne e cadenzato, che culla, nel grembo della notte, il sonno eterno dei beati. Ed ora, quella stessa mano che un giorno mi donò la terra e il luogo, ha reciso d’un tratto il mio cammino. E dal cielo, simile a una carezza, vedo finalmente il Mare. Motivazione critica L'opera "IL PINO E LA MAREA" incanta per la commovente personificazione di un albero “intrappolato” ai confini del...

Poesie con Menzione di Merito -AANO 2026

  COME LE ONDE     Maria Laura Veschi Ho dentro un mare che nessuno può scorgere, una goccia smarrita tra flutti oscuri, un relitto in cerca d’approdo, incagliato nel fango dell’anima. Poi, quel mare misterioso è madre, ha diradato la nebbia della mia solitudine per far emergere il miracolo del vostro primo vagito. Sulle rive del tempo che fugge, custodisco ancora i vostri passi incerti. Il calore di quelle piccole mani strette alle mie per allontanare l’ombra dell’abisso. A voi, figlie mie, dono questo orizzonte senza fine. Ora siete correnti libere! Accogliete le bonacce con gratitudine, giacché anche la tempesta più buia custodisce una perla di luce. E se la vita vi spingerà al largo, lontano dai castelli di sabbia della vostra infanzia, ricordate che sarò sempre la vostra riva ed il mio amore un’ancora di libertà. Ascoltate la risacca sulla battigia quando cala la sera, è il mio cuore che continua a danzare con il vostro, unito dalla stessa energia, spinto dalla ...

PREMIAZIONE 2026 - Momenti

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Alcuni momenti salienti della serata di Premiazione da sinistra Angelo Blasetti, Roberto Croce, Andrea Giuseppe Graziano, Angelo Cavola, Eleonora Persico e Alfredo Cugini. Maria Laura Veschi con Elisabetta Rogani, autrice del quadro ispirato alla poesia "Echi d'onde". Angelo Cavola con Gianna Braghini che ritira la coppa per Stefania Andreocci, seconda classificata. Anna Bonnanzio esibisce il suo diploma di finalista Barbara Rossi ha allietato con le sue canzoni Patrizia Paolombi, quarta classificata "Nel silenzio della casa dormientte"

Targa Marlin 2026

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Per la XXXVIII Edizione anno 2026, la Targa Marlin viene assegnata a: Salvatore Merra, per la poesia "Sogno" seconda classifica nella edizione 2025

PREMIAZIONE 2025

ALCUNI MOMENTI DELLA SERATA DI PREMIAZIONE Mare di Lacrime,  di Veronica Campoli Azzurro, di Stefania Raschillà  

Prima classificata anno 2025

 I Classificata Abissi      di Maria Laura Veschi Ero ragazza, un’ombra fragile tra le onde, il mare mi stringeva, in un lamento sussurravo i miei dolori. Le mie mani, tremanti, cercavano conchiglie vive, ma trovavo solo granelli di sogni infranti e sabbia ormai intrisa di pianti muti. Un eco di sale e di vento mi avvolgeva l’anima, la vestiva di bruma e di silenzi che urlavano dentro. Io relitto, affondavo nel buio sfiorando l’abisso più nero. Eppure, amore, sei arrivato come un’onda improvvisa di canto selvaggio, di fuoco che scioglie la nebbia. Ora il mare è un grembo, non più lutto, ma culla. Mi accoglie, mi accarezza e mi protegge. Mi chiama con il mio vero nome. Mi fa donna, mentre il mio sangue danza in un eterno bacio di rinascita. Motivazione critica di  Andrea Giuseppe Graziano Il testo poetico che, a una prima lettura, potrebbe apparire come una semplice lirica d'amore, in realtà cela una complessa e potente narrazione di trasformazione interiore. Si ...

Seconda classificata anno 2025

  II classificata Sogno    di Salvatore Merra Viandante solitario Spossato dal lungo peregrinare Sostai ad una fonte per ristoro All’ombra della rupe scoscesa Ornata di vestigia antiche Il mare m’era di fronte Bleu cobalto ai riverberi dell’alba Mi colse il sonno o forse ero Ancora desto alla visione? Dalle spume dell’onda Tra vapori pregni di alghe E salsedine emerse Sorretta da Zefiro leggiadro E dalle Oceanine guizzanti Senza veli con chioma fluente E mani il pudore proteggeva Chi sei mia bella Dea? “Qui mi chiamano Lavinia Altrove Cipria e mille denominazioni” Un soffio di voce dal petto Afrodite fonte di amore e bellezza La visione svanì aprendo gli occhi Lasciandomi molti rimpianti Il corpo non più affranto Cuore e mente leggeri Ripresi a camminare Diretto a nuove mete dove Celebrare l’armonia del bello Che gli uomini accomuna E al poeta è dato di cantare. Morivazione critica di  Andrea Giuseppe Graziano La forza del poema risiede nella sua coesione interna, in...